Il dolore alla spalla può limitare gesti molto semplici: vestirsi, sollevare un peso, dormire sul fianco, lavorare con il braccio sollevato o praticare sport come nuoto, tennis e padel. Quando il fastidio persiste, una delle domande più frequenti è se serva subito una risonanza magnetica o se sia necessario “sistemare” una struttura danneggiata. Le evidenze più recenti sulla tendinopatia della cuffia dei rotatori suggeriscono un approccio più ragionato e meno dipendente dall’imaging.

La cuffia dei rotatori non si valuta soltanto con una risonanza.

La cuffia è formata da muscoli e tendini che contribuiscono al movimento e alla stabilità della spalla, tuttavia, non tutto il dolore alla spalla dipende da una lesione della cuffia e un’immagine strutturale, da sola, non spiega necessariamente l’intensità dei sintomi o la difficoltà nei movimenti.

Le Clinical Practice Guidelines pubblicate nel 2025 sul Journal of Orthopaedic & Sports Physical Therapy raccomandano che, in presenza di una sospetta tendinopatia della cuffia dei rotatori, la prima valutazione si basi soprattutto su anamnesi ed esame fisico. In assenza di un trauma importante o del sospetto di una lesione strutturale significativa, l’imaging non è indicato di routine nella fase iniziale.

Quando può essere utile un esame diagnostico?

Se il quadro non migliora nonostante un periodo adeguato di gestione conservativa, oppure se la storia clinica fa sospettare una condizione diversa, l’imaging può diventare appropriato. Le linee guida indicano che, se dolore e limitazione non migliorano entro un massimo di circa 12 settimane di trattamento non chirurgico adeguato, può essere ragionevole considerare ulteriori accertamenti.

Quando è necessario approfondire una possibile problematica della cuffia, l’ecografia diagnostica può rappresentare in molti casi una valida prima scelta: le linee guida la privilegiano rispetto alla risonanza per i costi inferiori e per proprietà diagnostiche comparabili in questo specifico contesto. La scelta dell’esame, tuttavia, deve sempre dipendere dal quesito clinico.

Il trattamento moderno è soprattutto attivo.

Uno dei messaggi più chiari delle raccomandazioni recenti è l’importanza di un programma di esercizio attivo come modalità iniziale di trattamento della tendinopatia della cuffia dei rotatori ed il percorso può comprendere esercizi di controllo motorio e di resistenza, con carico e progressione adattati alla persona.

Questo significa superare l’idea che esista un unico esercizio “correttivo” per il dolore alla spalla, difatti il programma dovrebbe essere costruito sulla tolleranza individuale, sulle capacità fisiche e sugli obiettivi concreti della persona come, ad esempio, il tornare a dormire meglio, lavorare, sollevare oggetti, nuotare o praticare il proprio sport.

La ricerca continua però a evolvere. Una network meta-analysis pubblicata sul British Journal of Sports Medicine nel luglio 2026, che ha incluso 89 studi randomizzati e oltre 5.500 partecipanti, ha rilevato che molte modalità fisioterapiche aggiuntive potrebbero non essere superiori all’esercizio mirato della spalla da solo, ma gli autori sottolineano però che la certezza delle evidenze è molto bassa. Il messaggio, quindi, non è che esista una tecnica migliore per tutti, ma che l’esercizio rappresenta una base ragionevole su cui costruire un percorso personalizzato.

Educazione e gestione del carico fanno parte della riabilitazione

Comprendere il problema, modulare temporaneamente le attività più irritanti e stabilire obiettivi realistici può favorire una partecipazione più consapevole al percorso. Avere dolore durante un movimento non significa automaticamente che il tendine si stia “rovinando”; allo stesso tempo, continuare a sovraccaricare una spalla molto irritabile senza alcun adattamento può non essere utile. Le linee guida includono infatti educazione, definizione degli obiettivi e modifica delle attività tra gli elementi della gestione.

La terapia manuale può avere un ruolo come complemento, soprattutto per il sollievo del dolore nel breve periodo, ma le linee guida non la considerano un sostituto dell’approccio attivo, dunque, la gestione del dolore alla spalla richiede equilibrio: evitare sia l’immobilità dettata dalla paura, sia il principio del “bisogna spingere sempre”.

Quando è utile una valutazione fisioterapica?

Se il dolore persiste, limita il sonno, il lavoro, lo sport o rende difficili attività precedentemente normali, una valutazione può aiutare a distinguere i diversi possibili quadri clinici, individuare le limitazioni più rilevanti e impostare una progressione adeguata. A Ferrara, una valutazione fisioterapica può essere il punto di partenza per comprendere se il quadro è compatibile con una problematica della cuffia dei rotatori, se è indicato iniziare un percorso riabilitativo o se sono presenti elementi che rendono opportuno un approfondimento medico o diagnostico.

È invece importante rivolgersi tempestivamente a un professionista sanitario dopo un trauma importante, in presenza di una perdita improvvisa e marcata della forza o della funzione del braccio, oppure quando il dolore alla spalla si associa a sintomi generali o ad altri segnali non abituali.

Fonti scientifiche di riferimento: Clinical Practice Guideline JOSPT 2025 sulla tendinopatia della cuffia dei rotatori; systematic review e network meta-analysis BJSM 2026 sugli interventi fisioterapici per la tendinopatia della cuffia dei rotatori.

Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una valutazione sanitaria individuale – Immagine illustrativa generata con IA.