Con la fine dell’estate arriva spesso il momento di riprendere attività fisica con maggiore regolarità. Palestra, corsa, padel, ciclismo e sport di squadra tornano a occupare spazio nella settimana, ma dopo un periodo di allenamento ridotto non è sempre realistico ripartire immediatamente dagli stessi volumi e dalle stesse intensità utilizzate prima delle vacanze.

Questo non significa che il corpo diventi “fragile” dopo qualche settimana di pausa. Più semplicemente, la capacità di tollerare un determinato carico dipende anche da ciò che abbiamo fatto nelle settimane precedenti. Per questo motivo il rientro dovrebbe essere considerato come una fase di riadattamento, non come una corsa per recuperare nel minor tempo possibile ciò che pensiamo di aver perso.

Ripartire dal livello attuale, non da quello di giugno: uno degli errori più comuni al rientro è utilizzare fin da subito gli stessi pesi, chilometri, ritmi o frequenze precedenti alla pausa. Non esiste però una regola universale, come il famoso aumento del 10% alla settimana, capace di stabilire quanto ogni persona possa aumentare in sicurezza. La ricerca sul carico di allenamento mostra una relazione con il rischio di infortunio, ma non identifica una soglia valida per tutti gli sport e per tutte le persone.

Un approccio più ragionevole consiste nel riprendere con un carico percepito come gestibile e aumentarlo progressivamente in base alla risposta individuale. Nelle prime settimane può essere utile evitare di incrementare contemporaneamente durata, intensità e frequenza delle sedute: modificare gradualmente uno o pochi elementi permette di capire meglio come il corpo sta rispondendo all’allenamento.

Un po’ di indolenzimento non equivale necessariamente a un infortunio: dopo un’attività insolita o più intensa del consueto possono comparire dolore muscolare diffuso, rigidità e una temporanea riduzione della forza. È il cosiddetto DOMS, un fenomeno generalmente transitorio che può presentarsi soprattutto dopo esercizi ai quali non siamo più abituati.

Questo, naturalmente, non significa che ogni dolore debba essere ignorato. Un fastidio muscolare diffuso che tende a migliorare progressivamente è diverso da un dolore molto localizzato, crescente, associato a gonfiore importante, perdita significativa della funzione o comparso improvvisamente durante un gesto. Dunque, interpretare il sintomo nel suo contesto è più utile che affidarsi a regole rigide come “se fa male devo fermarmi” oppure, all’estremo opposto, “no pain, no gain”.

Riprendere attività fisica dopo una pausa, la gradualità non significa necessariamente allenarsi poco, ma adattare il carico alle capacità del momento.

La prevenzione non consiste soltanto nel riscaldamento: le evidenze più recenti continuano a sostenere il valore dei programmi di prevenzione basati sull’esercizio, soprattutto quando vengono eseguiti con continuità. Forza, controllo del movimento, capacità aerobica e gesti specifici dello sport devono essere allenati progressivamente. Una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata nel 2026 ha inoltre sottolineato quanto l’aderenza ai programmi di prevenzione sia importante. Anche il programma teoricamente migliore perde gran parte della propria utilità se viene eseguito solo saltuariamente: la continuità resta un elemento centrale del percorso.

Pochi minuti di riscaldamento, quindi, non possono compensare settimane di preparazione insufficiente.

Recuperare fa parte dell’allenamento: nelle prime settimane di settembre è facile concentrare molti impegni contemporaneamente. Il ritorno al lavoro, la ripresa dello sport e il cambiamento delle abitudini quotidiane possono accompagnarsi a sonno insufficiente, aumento dello stress e recupero inadeguato. Tutti questi fattori possono modificare la percezione della fatica e rendere più difficile sostenere il carico programmato.

A Ferrara, inoltre, anche a fine estate possono esserci giornate ancora molto calde. Nelle attività all’aperto è quindi ragionevole adattare intensità e orario della seduta alle condizioni ambientali e alla propria tolleranza, senza trasformare il programma scritto sulla carta in un obbligo da rispettare a ogni costo.

L’obiettivo è costruire continuità: quando si decide di riprendere attività fisica, la domanda più utile non è necessariamente “quanto posso fare oggi?”, ma piuttosto “quale livello posso mantenere e sviluppare nelle prossime settimane?”.

Un rientro ben gestito dovrebbe permettere di costruire progressivamente le capacità necessarie per affrontare ciò che lo sport richiederà successivamente. Se durante la ripresa compare un dolore che persiste, aumenta con il passare dei giorni, modifica significativamente il movimento oppure impedisce di svolgere normalmente attività sportive e quotidiane, può essere utile una valutazione fisioterapica. L’obiettivo non è semplicemente individuare la zona dolorosa, ma comprendere il rapporto tra sintomi, capacità fisiche e carichi richiesti dall’attività.

Fonti scientifiche di riferimento: revisioni sistematiche e meta-analisi indicizzate su PubMed/MEDLINE, con particolare riferimento alla letteratura sul carico di allenamento e sui programmi di prevenzione degli infortuni.

Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una valutazione sanitaria individuale – Immagine di copertina generata con intelligenza artificiale.